Chiusura di campagna elettorale in piazza Mantegna per Raffaele Zancuoghi, che ha lanciato un appello agli elettori per un deciso cambio di rotta nella gestione della città. Ad aprire il comizio, un candidato consigliere per ognuna delle liste di sostegno (FdI, FI, Lega, Noi Moderati). Sul palco anche i leader della coalizione (Volpi, Cappellari, Maccari) e il senatore Maurizio Gasparri, che ha invitato Mantova ad allinearsi al governo provinciale, regionale e nazionale. Tra i temi centrali di tutti gli interventi la sicurezza, il degrado urbano, le chiusure commerciali e il ritardo infrastrutturale che in questi 10 anni ha lasciato irrisolte le questioni strategiche della città.
Nel suo comizio conclusivo, Zancuoghi ha contrapposto due visioni della città. Da una parte le illusioni e le "cattedrali nel deserto" dell’amministrazione uscente: nel senso che sono state spettacolarizzate realizzazioni non funzionali allo sviluppo della città, per la mancanza di progettualità complessiva e di sostenibilità futura. Dall’altra, la proposta del centrodestra orientata a risolvere concretamente i problemi di Mantova nel medio lungo periodo. Nel mirino di Zancuoghi i cantieri infiniti, il sottopasso ferroviario, definito una "scorciatoia" che non risolverà i problemi della viabilità cittadina ma, soprattutto, precluderà per i prossimi decenni la delocalizzazione della cintura ferroviaria che strozza la città. Critiche anche alla gestione del porto di Valdaro (sul quale la giunta non ha mai seriamente investito, senza sviluppare alcuna progettualità lungimirante in termini di infrastrutture, viabilità, parcheggi, urbanizzazione per la forza lavorto), all’università mantovana (che ha 1700 studenti, ovvero gli stessi di 10 anni fa, e non forma le professionalità richieste dalle imprese del territorio) e alla carenza di infrastrutture strategiche come la tangenziale o il collegamento con Peschiera. Sul fronte sociale, Zancuoghi ha accusato l’amministrazione uscente di aver ignorato per anni il problema sicurezza e di aver perso il dialogo con categorie economiche e quartieri periferici. Ha inoltre contestato le politiche rivolte ai giovani, sostenendo che per trattenerli servano lavoro qualificato, servizi e occasioni di aggregazione, non semplici contributi economici. Nel finale il candidato ha rilanciato la sfida elettorale contrapponendo "illusioni e spot" alla promessa di una gestione concreta della città.